ALCUNE NOTIZIE SULLA PSP
(Aggiornamento a giugno 2002)
Che
cos’è la PSP?
La Paralisi Sopranucleare Progressiva è una malattia neuro-degenerativa
relativamente rara, poco conosciuta fino al 1999 quando Dudley Moore, attore e musicista britannico di
nascita, durante una trasmissione televisiva dichiarò di
soffrire di tale patologia. La morte prematura del comico nel marzo 2002 ha ulteriormente contribuito a
rendere meno sconosciuta questa malattia. Nella PSP c’è una
perdita progressiva e selettiva di cellule nervose (neuroni) in certe regioni del cervello. I neuroni
coinvolti sono particolarmente responsabili del controllo dei movimenti oculari, dell’equilibrio, della
parola e della deglutizione.
Perché
è chiamata PSP?
Il termine si riferisce alla natura progressiva della malattia e al particolare
disturbo degli occhi che la caratterizza. Ciò implica l’incapacità per molti pazienti di muovere gli occhi
volontariamente, sul piano verticale.
“P” sta per Paralisi, o debolezza.
“S” sta per Sopranucleare. Molti pazienti lamentano
la difficoltà di muovere gli occhi ed è infatti a questo disturbo visivo che la malattia deve il suo nome. I
movimenti oculari sono controllati nel cervello dai nuclei. I sintomi della PSP non sono dovuti, come si
potrebbe pensare, a problemi in questa parte del cervello, ma nella complessa regione che sta al di sopra dei
nuclei, da cui l’aggettivo Sopranucleare.
“P” sta per Progressiva, perché nel corso del tempo
alcuni sintomi della malattia peggiorano.
Qual è la causa della PSP?
La causa della PSP, come di molte altre malattie neuro-degenerative, è
sconosciuta, ma ci può essere una componente genetica. Un recente studio ha suggerito che alcune persone
possano aver ereditato i geni che le rendono più predisposte a
sviluppare una malattia neuro-degenerativa (predisposizione genetica), ma questa è una questione complessa
ancora oggetto di studio.
Una teoria plausibile è che alcune tossine dell’ambiente possano scatenare la
malattia, e che il tempo di esposizione necessario per
l’insorgere della malattia dipenda dalla predisposizione genetica dell’individuo. Comunque, nonostante la
ricerca in corso, non c’è una spiegazione certa di come la PSP si sviluppi.
La
PSP è ereditaria?
La maggioranza dei pazienti con PSP non hanno altri familiari colpiti da questa
malattia. Gli studi fino ad ora non sono riusciti ad individuare alcun raggruppamento in famiglie di questa
malattia. Comunque sembrerebbero esserci alcune famiglie nel mondo in cui più di un familiare è affetto da
tale malattia; e c’è la possibilità che i familiari di un malato PSP possano essere più a rischio di
sviluppare la malattia o altre forme di patologie neuro-degenerative. Si pensa infatti che ci sia una
predisposizione genetica in molte malattie neuro-degenerative; ciò significa che dato un raggruppamento di
geni (ereditati) le persone coinvolte saranno più sensibili a uno o più fattori ambientali scatenanti (per
il momento ancora sconosciuti) che secondo questa teoria potrebbero far insorgere la malattia. Nel caso della
PSP molte persone presentano tale raggruppamento, ma pochissime sviluppano la PSP. Sono in corso intense
ricerche su questo campo della predisposizione genetica nella PSP e in altre malattie neuro-degenerative.
Quali
sono i principali sintomi della PSP?
I primi sintomi normalmente comprendono perdita
di equilibrio e cadute improvvise (di solito all’indietro), rigidità muscolare del collo e problemi legati alla
vista. Questi ultimi riguardano l’incapacità di guardare verso l’alto o soprattutto verso il basso – la
“paralisi sopranucleare”. Altri sintomi iniziali sono spesso vaghi e possono comprendere depressione,
apatia e perdita del giudizio.
Con l’avanzare della malattia aumentano le difficoltà
della parola e di deglutizione. Peggiora la deambulazione con necessità di adottare ausili per aiutare l’equilibrio e, successivamente, di una sedia a rotelle. Nonostante il progredire dell’invalidità
normalmente la capacità intellettiva non viene meno. I pazienti spesso soffrono per l’incapacità di comunicare dovuta alle loro
difficoltà fisiche. Ci può essere una leggera incontinenza. Possono verificarsi anche altri effetti
comportamentali, come labilità emotiva (riso e/o pianto senza causa apparente), depressione e incapacità di risolvere problemi complicati.
Quali
le cure per la PSP?
Non c’è al momento alcuna cura risolutiva che possa
fermare il progredire della malattia. Sebbene siano state provate varie terapie nessuna ha apportato finora
benefici significativi. Questo forse è dovuto al fatto che i primi studi sono stati fatti su un numero
limitato di pazienti. E’ urgente pertanto poter testare su larga scala
potenziali cure, come le prove in corso con Riluzole.
Molti dei sintomi della PSP possono essere trattati e
c’è una serie di accorgimenti che possono aiutare il paziente e chi se ne prende cura a far fronte
all’avanzare della malattia. Sfortunatamente la cura che risulta più efficace nel morbo di Parkinson di solito non è di alcuna utilità, e talvolta anche controproducente
nella PSP a causa degli effetti collaterali. L’Amantadina sembra avere un moderato effetto benefico
nell’aiutare la mobilità e anche alcuni antidepressivi possono dare giovamento. Questi ultimi sembrano
funzionare non solo contro la depressione, ma anche contro la rigidità associata alla malattia che può
causare dolori al collo e agli arti. Le iniezioni di tossina botulinica possono risultare utili per rilassare
la muscolatura. Logopedisti e fisioterapisti possono dare validi consigli per affrontare i diversi sintomi.
Qual
è la differenza tra PSP e morbo di Parkinson?
Sebbene queste due malattie siano storicamente collegate, e ci si riferisca alla
PSP come Parkinson Plus o forma di parkinsonismo, in realtà si tratta di due patologie distinte con sintomi
diversi. Il morbo di Parkinson è di gran lunga più comune della PSP. Il primo è spesso considerato meno
grave e infatti la sopravvivenza media di un paziente con
Parkinson, se curato, non differisce di molto dalla popolazione in generale. Purtroppo non è il caso della
PSP dove il periodo medio di sopravvivenza del paziente si riduce
notevolmente.
I pazienti con PSP hanno normalmente più di 40 anni, mediamente si aggirano
intorno ai 60 anni; i malati di Parkinson possono essere molto più giovani. Le due malattie, quando si
presentano nelle forme classiche, sono facilmente distinguibili. Ma poiché entrambe si manifestano e
progrediscono in modi diversi talvolta può risultare difficile distinguerle clinicamente soprattutto negli
stadi iniziali. All’inizio i pazienti con PSP presentano una postura in estensione, spesso con retrocollo;
la deambulazione è cauta su base allargata; le cadute sono di solito all’indietro. L’instabilità
posturale e le cadute sono invece caratteristiche tardive nel morbo di Parkinson. Il caratteristico sguardo
alla Monna Lisa e la riduzione dei movimenti oculari non si
trovano di solito nel Parkinson. Nel Parkinson i pazienti presentano tremori agli arti superiori, cosa rara
nella PSP. In entrambe le patologie si manifesta una difficoltà
nell’eloquio, ma nella PSP c’è più un tono gutturale, mentre nel morbo di Parkinson si tratta di un
sussurro. Nella PSP progressivamente peggiora la capacità di deglutire.
L’autopsia rivela che il cervello di un malato PSP differisce da quello di un
malato di Parkinson. In quest’ultimo ci sono caratteristici depositi nel cervello chiamati “corpi di Lewy”,
mentre nella PSP ci sono grovigli neurofibrillari che contengono una proteina chiamata “tau”. Questi
tangle sono simili a quelli riscontrati nei malati di Alzheimer, ma in una collocazione cerebrale diversa.
Per riassumere, la PSP si differenzia dal morbo di Parkinson sia nelle
caratteristiche cliniche e nella cura e anche nella patologia. E’ auspicabile pertanto evitare di riferirsi
alla PSP come parkinsonismo atipico o Parkinson Plus.
Quante persone soffrono
di PSP in Italia?
Si riteneva nel passato che l’incidenza della
malattia fosse di un caso su 100.000 persone. Studi recenti dimostrano che invece la percentuale è di
almeno 5-6 su 100.000. Sembrano esserci almeno 3000 casi
diagnosticati di PSP nel Regno Unito, ma i neurologi ritengano che le persone ammalate potrebbero essere anche
10.000 con molti pazienti con diagnosi non corretta o addirittura senza diagnosi. Ciò non sorprende perché
questa malattia si manifesta in modi diversi e può essere confusa con altre patologie. Non c’è ragione di
pensare che la situazione in Italia sia diversa.
Qual
è la durata di vita media per un paziente con PSP?
La PSP è una malattia assolutamente individuale: sintomi e andamento variano da
paziente a paziente. La malattia non progredisce in modo costante ma piuttosto ha un andamento lento e
costante talvolta per molti anni, con un peggioramento repentino spesso legato a eventi particolari quali una
brutta caduta. Statisticamente il periodo di sopravvivenza media per un malato di PSP varia dai 5 ai 7 anni,
ma ci sono malati che sopravvivono più a lungo.
Chi presta assistenza
Con il progredire della malattia una sempre maggiore responsabilità ricade su
colui che si prende cura del paziente, che si tratti del marito, della moglie, del figlio o figlia o di altra
persona. L’assistenza diventa un impegno sempre più gravoso; la qualità dell’assistenza risulta
fondamentale per il benessere del paziente PSP. Mantenere una
buona qualità di vita dell’ammalato per un familiare può essere gratificante e appagante, ma anche estremamente impegnativo. Il personale
infermieristico di un ospedale rientra a casa dopo il proprio turno di lavoro, mentre chi presta assistenza ad
un congiunto deve garantire un servizio 24 ore su 24. Spesso chi fa assistenza prova rabbia, compassione di sé,
frustrazione, sensi di colpa, impotenza e depressione. Può risultare difficile discutere le proprie emozioni
con altri per paura di essere considerati egoisti o inadeguati.
Uno degli scopi della nostra Associazione è potersi confrontare con quanti stanno percorrendo questa stessa
impervia strada.
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